Sandplay Therapy

Origini della Sandplay therapy

La Sandplay therapy è stata ideata da Dora Kalff intorno alla metà del XX secolo.

Jung avendo apprezzato l’abilità della Kalff con i bambini, le suggerì di indirizzare la sua attenzione a questa zona inesplorata della psicologia junghiana.

Nel 1954 Dora Kalff partecipò ad una conferenza sulla Tecnica del Mondo presentata dalla pediatra inglese Margaret Lowenfeld che aveva fondato a Londra una delle prime cliniche psicologiche in cui ci si occupava  di bambini traumatizzati.

Dora Kalff rimase particolarmente colpita dalla possibilità di utilizzare la Tecnica del Mondo come strumento simbolico con i bambini; quindi dopo aver completato la sua formazione analitica, andò a Londra per apprendere da vicino questo nuovo dispositivo terapeutico.

Dora Kalff ha valorizzato questa esperienza, trasformandola in uno strumento diagnostico e terapeutico per bambini con disturbi di tipo psicologico.

Il gioco della sabbia come metafora dell’esperienza primaria di accudimento

Fin dall’inizio il gioco della sabbia include il regno del corpo: la sabbia viene proposta per essere toccata, manipolata, esplorata e sentita.

Il gioco con la sabbia è un’esperienza primaria del bambino.

Toccare la sabbia, impastarla con acqua, creare forme e disegni con la sabbia diverte il bambino e nello stesso tempo lo aiuta a sviluppare fantasia e creatività.

Il gioco come rivelatore dei processi inconsci

Attraverso il gioco il bambino può mettere in scena i propri conflitti inconsci ed entrare in contatto con le energie profonde della psiche.

Favorendo una regressione agli stadi pre-verbali della vita psichica, il gioco della sabbia consente di entrare in contatto con il Sé attivando le potenzialità creative e trasformative che favoriscono la guarigione.

Nel realizzare una sabbia il gesto ludico diventa una sorta di gioco psico-drammatico delle proprie emozioni.

Il gioco come mediatore simbolico e strumento di guarigione

Il gioco è mediatore di visibile e invisibile.

Esso riattiva attraverso l’uso delle mani un ponte essenziale tra mondo esterno e mondo interno consentendo di riannettere quelle particelle psichiche scisse con cui si è persa la relazione.

In questo senso il gioco diviene espressione del moto dell’anima e degli affetti dando espressione a quell’area “indicibile” dell’umano che abita silenziosamente dentro di noi.

Quest’area indicibile è quella più vulnerabile e più esposta alle ferite della crescita di ognuno di noi, soprattutto quando le cure primarie  sono state insufficienti o inadeguate.

L’esperienza della Sandplay Therapy diviene il luogo privilegiato entro cui è possibile costruire o ricostruire relazioni perdute.