Malinconia

«La malinconia è il prezzo della nascita dell’eterno nell’uomo».

                                                                          Romano Guardini

L’etimologia della parola malinconia o melanconia deriva dal greco μελαγχολία (melancolia) composto da μέλας = nero e χολή = bile. Letteralmente, quindi, significa “bile nera”.  La teoria umorale di Ippocrate sosteneva che il corpo umano fosse composto da quattro sostanze che devono essere mantenute in equilibrio tra esse: bile nera, bile gialla, sangue, flegma. Quando l’equilibrio è perso, insorge la malattia, sia del corpo che dello spirito. Successivamente Galeno suppose l’esistenza di quattro temperamenti derivanti dagli umori essenziali tra cui quello “melanconico” caratteristico di quelle persone che nell’organismo presentano una predominanza di bile nera e hanno un temperamento triste, suscettibile, con una spiccata vocazione artistica. Fu per primo Aristotele, nei suoi Problemata, a chiedersi per quale motivo le grandi personalità intellettuali dell’epoca si rivelassero melanconici al punto di “essere preda dei malanni derivanti dalla bile nera, come si racconta che sia successo – tra gli eroi – a Eracle”. La malinconia da allora non venne più solamente considerata una malattia, ma uno stato spirituale che riguardava tutti i grandi uomini, in special modo gli artisti.

La più celebre incisione di Dürer sopra raffigurata descrive molto bene in termini immaginali i significati della condizione malinconica. Erwin Panofsky e Fritz Saxl hanno scritto che Melencolia I, una delle più celebri incisioni del Rinascimento, è l’“autoritratto spirituale” del suo autore. Nella composizione vediamo una donna alata che siede corrucciata alla base di un “Athanor”, il forno degli alchimisti, impugnando nella mano destra un compasso. Dürer mentre ne traccia l’immobilità, rivela anche il suo sguardo di intenta, seppur vana, ricerca. L’inattività della scena non è l’esito di un’inerte indolenza, bensì la conseguenza della paralisi del pensiero. La Melanconia di Dürer raffigura un essere pensante in uno stato di perplessità, ma su un problema irrisolvibile: una condizione assimilabile a quel senso d’inquietudine contemporanea. La stessa rappresentazione della Malinconia, metà donna metà angelo, allude alla condizione dell’uomo, la cui anima, confinata nel corpo, aspira a ritornare alla sua originaria destinazione divina. In quest’accezione interpretativa, la Melencolia di Dürer non è la rappresentazione di una resa, bensì di un desiderio di ascesa spirituale.

La malinconia come condizione esistenziale e come sorgente di sofferenza senza fine è stata vissuta e descritta in modo esemplare dai Romantici che hanno indagato il dissidio interiore del soggetto e l’aspirazione a qualcosa di ulteriore che comunque sfugge di continuo. La condizione di insoddisfazione costringe il malinconico a prendere le distanze dalla realtà e a cercare sempre altro e altrove.

La malinconia in fondo è un paesaggio dell’anima irrigato dai sensi. Ad ognuno di noi è accaduto di sentirsi a casa in un determinato luogo e sperimentare una sensazione di vivido benessere. Ecco, quando proviamo a recuperarne il ricordo, ci troveremo avvolti dalla brezza leggera della malinconia.  La malinconia ci ricorda che qualcosa, che un tempo ci faceva stare bene e ora ci manca, non è più recuperabile. Il malinconico è dolcemente assediato dall’assenza: la pienezza delle festività, la sensazione di gioia estatica delle vacanze estive, la freschezza dell’infanzia, un amore perduto.

La malinconia può manifestarsi anche come una condizione di costrizione in cui non siamo più capaci di avere il controllo della nostra vita e sperimentiamo così un vuoto di senso che ci attrae e nello stesso tempo ci fa paura. L’oscurità dell’abisso attrae nostalgicamente l’anima malinconica a fronte di una tensione opposta che conduce oltre il visibile.

Come preannuncia inesorabilmente il cielo apocalittico di Melancholia, il celebre film di Lars von Trier, la malinconia è in fondo la tragica collisione tra passato e futuro: nostalgia per ciò che andrà perduto per sempre e angoscia per ciò che dovrà accadere, abbandonati come si è irrimediabilmente all’eternità.

Ma allora come possiamo evitare la deriva malinconica?

Aderendo incondizionatamente al presente e alla realtà, senza sconti e senza riserve; accogliendo ciò che la vita ha da offrirci in ogni momento essendo in fondo la malinconia – come insegna Romano Guardini – null’altro “se non desiderio d’amore”.

“Nell’aria della stanza

non ti guardo

ma già il ricordo del tuo viso

come mi nascerà

nel vuoto

ed i tuoi occhi

come si fermarono

ora – in lontani istanti –

sul mio volto”

               A. Pozzi

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